A cura di: Ginevra Benedetti, Francesca Prescendi
Studiare le religioni antiche significa confrontarsi con oggetti, gesti e formule rituali che appaiono ‘curiosi’ o persino ‘strani’. È proprio da queste ‘stranezze’ che l’approccio antropologico trae la sua forza: esse mostrano la distanza culturale e invitano a comprenderle nel loro contesto storico e sociale. Questo volume riflette su alcune di tali ‘curiosità’: norme giuridiche romane che consentono agli dèi di ereditare, oggetti che garantiscono la stabilità di Roma, reliquie di momenti fondatori, divinità ‘spazzine’, l’agency di certi tessuti, un dio fenicio dal nome femminile, divieti alimentari ebraici e piccoli dèi messicani di amaranto. Come erano percepite? Qual era il loro significato? Per capirlo occorre guardare con gli occhi delle culture che li hanno prodotti.
DOI: 10.36253/979-12-215-0767-6 Collana: Studi di Antichistica Comitato scientifico Lingua: Italiano
Ginevra Benedetti, Francesca Prescendi
Religioni antiche, domande nuove. Il valore euristico della ‘curiosità’
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pp.7-9
pp.11-14
Ginevra Benedetti, Francesca Prescendi
Res est romana. Oggetti di ‘potere’ e ‘reliquie’ di memoria a Roma
- CC BY 4.0
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pp.15-28
Mario Lentano
Gli dèi spazzini. Deverra, Averrunco e il mistero dell’everriator
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pp.29-42
Silvia Romani
Tes(su)ti pesanti. Qualche considerazione sull’agency dei tessuti da Omero, Iliade VI, alla commedia nuova
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pp.43-60
Anna Angelini
Riti strani tra avversione e fascino. I divieti alimentari ebraici agli occhi dei Greci e dei Romani
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pp.61-79
Corinne Bonnet
«Eshmun è (mia) madre». Osservazioni su una curiosa parentela
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pp.81-97
pp.99-119
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